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Mondo università: i test selettivi, un bene?

Parliamo del mondo universitario.

L’accesso a molti corsi di laurea prevede un test selettivo d’ingresso, che chiude la porta ad un numero sempre crescente di studenti che, dopodiché, sfiduciati, sono costretti a ripiegare su altri corsi di laurea, generalmente ad accesso libero.

Parliamo di medicina, architettura, veterinaria, fino a giungere all’inaspettato corso di laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria.

Una volta superato il fatidico Esame di Stato, i neodiplomati si trovano spesso a dover trascorrere quel che resta dell’estate… ancora immersi tra i libri!
Per loro, gli esami non terminano mai, poiché a settembre (oppure ottobre) dovranno sostenere un test selettivo per rientrare tra i fortunati ammessi al corso di laurea desiderato.

Ebbene sì, parliamo di “fortuna”, oltre che di bravura, poiché è questo che serve agli studenti che si accingono a superare questi test strutturati in malo modo che, il più delle volte, non mettono in luce le effettive abilità dei candidati.

Viene richiesto spesso il nome di un fiume minore situato in chissà quale parte del mondo, o la data di nascita di un inventore morto circa duemila anni fa o, ancora, la data, con tanto di giorno richiesto con precisione, durante il quale si svolse una delle tante battaglie di guerra.

Ma se, con la richiesta di queste piccolezze, ancora non si cade nell’assurdo, questo viene raggiunto senz’alcun dubbio con conoscenze di attualità, che spesso lasciano interdetti i candidati.

E se pensate che stiamo esagerando, parlatemi di Strauss-Kahn e di quale fosse la carica che ricopriva prima di essere sostituito.
E, nel caso in cui siate stati candidati medici del 2013, saprete sicuramente se il museo Massimo si trovi a Roma o meno.

Per non parlare, poi, di chimica, biologia, anatomia, fino a giungere alle domande di psicologia, sociologia, antropologia, pedagogia.

Ci si chiede, a tal proposito, la ragione per cui ci si debba cimentare nello studio di materie quasi sempre sconosciute, poiché mai studiate nel corso del ciclo di studi precedente.

E a cosa servono, poi, i test selettivi, in generale?

Ci scrive Marco: << Sono cresciuto con il grande sogno di diventare medico.
Oggi il mio sogno si è infranto. Non ho avuto la fortuna di superare quei test incomprensibili ed illogici. Ora mi iscriverò ad un altro corso di laurea ad accesso libero. Non sono felice, anzi mi sento davvero sfiduciato. Sto per iscrivermi ad un’università che non mi piace. E’ una scelta obbligata, la mia.
La mia voglia di diventare medico è stata smorzata in centodieci minuti di domande poco attinenti alla mia passione>>.

La sfiducia dei giovani dilaga.

Quando le matricole si domandano la ragione per cui sono stati istituiti i test selettivi, la risposta che giunge alle loro orecchie è sempre la stessa: non si può dare spazio a tutte le richieste presentate, altrimenti il servizio offerto sarebbe scadente dal punto di vista qualitativo e ci sarebbe un sovrannumero che poi risulterebbe scoraggiante per la carriera lavorativa dei neolaureati.

Dunque, se non vi è la possibilità di eliminare i test selettivi, dall’altra parte non viene ancora trovato il modo giusto per modificare la loro struttura. In altri paesi europei sono stati fatti passi da gigante  per selezionare nel modo più idoneo i candidati, in modo che le loro capacità vengano messe in luce.
Il nostro Ministero, nel frattempo, ancora non trova un giusto metodo per selezionare i medici, architetti, insegnanti e professionisti del futuro.

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6 thoughts on “Mondo università: i test selettivi, un bene?

  1. E perché questi “molti studenti” dovrebbero ripiegare?
    Dove sta scritto che uno deve per forza, necessariamente, andare all’università? Per quale motivo?
    Trovare qualcosa di “simile”? Bene, è come dire che maiale o vitello è la stessa cosa. Purché sia commestibile. Non è così.
    Primo: siete giovani sfiduciati e indignati. Da cosa? Dal fatto che ritenete che la “cultura” sia un fatto di fortuna? La colpa non è dei test d’ingresso all’università. E chi dice “siamo in Italia” o “questa è l’Italia”, farebbe bene a studiare i test d’ingresso per i college americani. Poi possiamo parlare.
    Secondo: Le responsabilità della mancata sufficiente erudizione per poter superare i test non è del sistema dei test d’ingresso in quanto tale, quanto dell’incapacità del sistema scolastico secondario a formare adeguatamente i candidati.
    Terzo: un “aspirante” sognatore medico che ritiene i test “illogici” o “incomprensibili” probabilmente il medico non lo può fare. Io sognavo di fare l’astronauta, non per questo ci riuscirò, per quanto io possa impegnarmi. Per uno come lui che il test non lo supera, ci sarà un altro che lo supera. Probabilmente con lo stesso sogno, probabilmente con migliore preparazione. Cosa che non comporta l’automatismo “miglior medico”, solo che in QUELLA FASE era più preparato.
    Quarto: l’università NON E’ e NON DEVE essere una tappa obbligatoria. Perché gli ingegneri vogliono fare i progettisti e non i meccanici?
    Bisogna rivalutare l’apprendistato e reintrodurre per tutte le facoltà il ciclo unico. La triennale è il vero specchietto per le allodole (peraltro cieche) che non si rendono conto che questo è il miglior sistema per avere rapido ricambi di studenti, futuri disoccupati, ma che le tasse e gli oboli DEVONO pagarli.
    Bisogna riformare il mondo del lavoro affinché attragga i professionisti e gli artigiani, gli operai specializzati e la manodopera di precisione, secondo schemi sociali sostenibili, perché seguire altre strade ci ha portati dove siamo oggi: il collasso totale del sistema. Troppi laureati per le disponibilità. E questo sai comporta? Che non troverai mai (facilmente come ci si aspetterebbe) un impiego coerente col percorso accademico.
    Giovani, indignati e sfiduciati: “Quante malefatte io potrei cantare / scontato banale potrebbe sembrare / sapere, conoscenza e vivere civile / serve a tutti migliorare / senza cattiveria / senza lucrare / COSTRUIRE PIU’ CHE DENUNCIARE / evidente l’ignoranza / che accompagna la sapienza”.
    Con questo non sto dicendo che il sistema funzioni: anzi. E’ marcio alla base, ma il problema non è dei sogni infranti. Ma oggi paghiamo il ’68.

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      1. Le mie parole sono quelle di uno che è sceso in piazza, che ci ha messo del suo in prima persona. Purtroppo molti giovani e giovanissimi non hanno buona capacità critica e non pensano, si lasciano pensare. Sai a quale conclusione sono giunto? Che se c’è un problema c’è anche una soluzione. Focalizzarsi sul problema, non lo risolverà. Siate critici e reagite, attivamente, ma con cognizione di causa.
        (Mamma mia, sembro un vecchio brontolone… ma non lo sono 😛 )

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