Pensieri in libertà

Il magico mondo degli adulti.

Ho molti ricordi felici legati alla mia infanzia.

Ricordo colori sgargianti, il sole che splendeva senza tregua sul mio viso sempre gioioso.

Ricordo l’intensità con cui i suoni giungevano alle mie orecchie. Stimolanti.

E ricordo la curiosità.

Perché stai facendo così? E perché non dici niente? Perché non piangi mai?

Ebbene. Era questo che mi incuriosiva di più, del mondo degli adulti. Più dei vispi colori e degli squillanti suoni: il pianto. O meglio, il mancato pianto nel mondo degli adulti.

Non piangevano mai.

Osservavo la loro forza anche nelle vicende più tragiche, e ne rimanevo colpita. Affascinata, forse.

Mantenevano sempre quel tono fermo e quel modo di essere così responsabile da indurmi a pensare che nel loro mondo si usasse la magia.

Credevo nella magia. Ero fermamente convinta che i grandi ne facessero un largo uso.

Sognavo le loro riunioni segrete, tenute inequivocabilmente in piena notte, mentre i bambini erano a letto.

Magari si incontravano, in un luogo segreto, e discutevano su ciò che stavano per scoprire i loro figli riguardo le loro riunioni magiche. Poi, secondo le mie fantasie puerili,  compravano della magia. In polvere, magari.

Spesso, nel cuore della notte mi svegliavo. Così, scendevo dal letto e, in punta di piedi, mi intrufolavo di soppiatto nella camera dei miei genitori.

Ricordo il profondo senso di delusione che provavo ogni qualvolta, nonostante avessi fatto attenzione a non farmi sentire, loro continuavano a dormire beati, e non davano alcun segno di aver preso parte ad una riunione della magia.

Comunque, fino ai dieci anni suonati, continuai ad essere fermamente convinta che la magia esistesse sul serio e che, non appena avessi spento le mie dieci candeline, sarei entrata a far parte di questo mondo magico in cui la serietà ed il senso di responsabilità, con annessa astensione dal pianto, facevano da padroni indiscussi.

Così, il giorno del compimento del mio decimo anno d’età, attesi con ansia che qualche spirito, o più semplicemente una fata o un adulto, venisse a strapparmi via da quel fetido luna park per mostrarmi la strada. Mi avrebbe condotto nel luogo delle riunioni, i grandi mi avrebbero accolto e, con un po’ di fortuna, mi avrebbero regalato un pizzico della loro magia.

Non giunse nessuno. Attesi sveglia fino alla mezzanotte. Poi scattò il giorno successivo. E quello successivo. E la settimana successiva nessuno si era ancora fatto vivo.

Dopo un mese, capii che nessuno sarebbe arrivato a mostrarmi la strada per il mondo degli adulti.

Fu una delusione grandissima. Fu la mia prima, grande delusione. Il primo sogno infranto della mia vita.

Non piansi, quella volta, però.

Assorbii il dolore senza esibirlo.

Ero entrata davvero nel mondo magico degli adulti, nonostante nessuno spirito, fata o adulto fosse venuto a mostrarmi la strada.

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