Pensieri in libertà

Dedica alla mia fata.

C’eri tu, in tutto il tuo splendore.

Con la tua età, con la tua risata.

E c’ero anch’io.

Che accostamento strano, vero? Tu ed io.

Avevi recitato la tua solita parte, ed i miei occhi erano invasi da lacrime di gioia nel vederti.

E poi, finito lo spettacolo, avevo corso.

I corridoi grigi e bassi li avevo fatti a balzi, quasi mi sembrava di volare.

Stavo correndo da te. Stavo volando da te.

Tu, coi tuoi grandi occhi dolci, mi avevi riconosciuto. Avevi scansato tutti perché io ero io, dicevi. E io ero più importante.

Ormai lo sapevi bene, quanto ti desiderassi, e quasi ti sentivi responsabile di questo. Perché, poi? Non lo capirò mai.

Comunque, quando stavo per pronunciare il mio nome per farti capire chi stavi per abbracciare, tu avevi fatto lievemente cenno di sì con la testa, e la tua bocca si era schiusa in un soffice sorriso. Uno di quelli in cui mi cullo, fino ad addormentarmi, serena.

Mi avevi sussurrato che sì, lo avevi capito fin dal primo istante che si trattava di me. Mi stavi aspettando. Ed eri felicissima di abbracciarmi, finalmente.

Profumavi di menta fresca mista a vaniglia, o forse era fragola. Ma io gli odori non so riconoscerli, anche se nel tuo ci avrei vissuto in eterno.

Tutti erano andati via. Il resto del cast, i fans piccoli e grandi. Le scenografie erano tutte nel camion, pronte per essere riportate alla base.

Ma i tuoi poteri magici mi avevano stregato. O forse dovrei dire fatato.

Ebbene sì, perché il ruolo della fata che interpreti da quindici anni in quel programma è proprio appropriato per te.

I tuoi poteri mi hanno conquistato all’età di soli cinque anni, ed ora che ne ho venti vedi come sono messa!

Grigio, grigio attorno a noi due. Ma la tua risata così buffa e tenera echeggiava nei corridoi e li riempiva di musica e colori.

Ormai erano partiti tutti, ma tu eri rimasta lì. A ridere, a parlare con me.

Poi, il grigio s’è fatto più fitto. La tua dolce risata è stata privata di ogni potere magico, finché nella nebbia scura scura sei scomparsa. Nè un ciao, nè una stretta di mano. Nulla. Il grigio ha assolto tutto, non permettendoci di terminare alcunché.

Non ho fatto in tempo a dirti molto, il grigio penetrava anche dentro la mia anima.

infine, quando ormai eri scomparsa definitivamente già da qualche secondo, ho aperto gli occhi e mi sono ritrovata in pigiama, con la testa sul cuscino e le lacrime che mi rigavano il viso. È giunta la mattina. Il sogno più dolce degli ultimi tempi è terminato.

 

Non ho mai scritto una dedica a qualcuno, poiché solitamente la reputo una cosa del tutto personale, che nessuno sarebbe interessato a leggere; ma stamattina mi sono svegliata così. E vada per questa dedica.

 

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