Pensieri in libertà

Quantità e qualità

Quando frequentavo il terzo superiore, la professoressa di italiano sviluppò una sorta di astio nei miei confronti. All’epoca scrivevo dieci pagine di protocollo per tema; flussi parole riempivano interi quaderni senza che riuscissi a fermarle. E, in fondo, a me andava bene così. Ero fermamente convinta che scrivere tanto equivalesse a scrivere bene. Ma l’anziana insegnante non era d’accordo con me, sostenendo che la quantità non fosse sinonimo di qualità. Una volta, mi assegnò un tema particolare: non avrei dovuto superare le quattro facciate di un foglio nella stesura del mio testo. Inutile dire che le risi in faccia e, pur provando a limitare la quantità dei contenuti, nel giro di pochi minuti rinunciai, e venni meno al compito assegnatomi.

Come al solito, consegnai dieci pagine di tema, e la mia insegnante decise di punirmi attribuendomi un secchissimo quattro, senza neanche degnarsi di leggere ciò che avevo scritto.

Per anni, ho considerato scorretto il comportamento della docente, sostenendo ingiustamente che, l’unica ragione per cui disdegnava i miei temi tanto lunghi, fosse la noia che doveva attanagliarla al solo pensiero di dover leggere un testo del genere, che le avrebbe senz’altro portato via tanto tempo.

Col passare degli anni, ho scritto poesie e racconti lunghissimi, e spesso le mie opere sono state bocciate dalla critica e dalla commissione dei vari concorsi ai quali chiedevo di iscrivermi, non per il contenuto, bensì per l’eccessiva lunghezza.

Stavolta, ho deciso di scrivere un racconto breve. Non centinaia di pagine, non lunghe descrizioni e tanti particolari, ma qualcosa di corto, di essenziale. Ho filtrato, per la prima volta, ciò che la mente mi suggeriva. Ho tagliato inutili digressioni, riducendomi al minimo indispensabile.

È il racconto migliore che abbia mai scritto. Maturo, ricco di contenuti.

Oggi ringrazio la mia insegnante delle scuole superiori, poiché ho finalmente compreso l’utilità dei suoi quattro e delle pressioni esercitate su di me. Non si trattava di astio nei miei confronti, bensì di consigli validi più di ogni sterile dieci attribuitomi alle verifiche corrette da tutti gli altri docenti che si sono alternati nel corso della mia carriera scolastica.

Qualità e quantità non sempre vanno di pari passo. Ce ne ho impiegato di tempo, per comprenderlo, ma finalmente ho imparato ad apprezzare i consigli di una docente che molto spesso ho sottovalutato.

La scrittura è un’avventura meravigliosa, ed io sono ancora agli esordi. Questa consapevolezza mi dà dispiacere ed, allo stesso tempo, curiosità e gioia. 

Crescendo s’impara.

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